Beatbox tra Scienza e Formazione

Lo Human Beatbox è passato dall’essere una semplice disciplina di strada nata dalla povertà e il disagio economico ad essere una delle arti musicali più seguite e promettenti degli ultimi anni creando nell’arco di nemmeno 40 anni dei veri e propri artisti ed esperti di fama mondiale come abbiamo visto nei precedenti articoli. Ma non si è fermato solamente all’espressione artistica e musicale degli stessi, bensì grazie agli approfondimenti di personalità di spicco come il mitico pioniere Tyte dagli Uk e in particolare di Reeps One, Tom Thum e pochi altri luminari ad assumere un aspetto molto più teorico e scientifico. Vediamo come in questo nostro nuovo approfondimento.

Standard Beatbox Notation (SBN)

La Standard Beatbox Notation (SBN) fu creata da Mark Splinter e Gavin Tyte di Humanbeatbox.com nel 2002 ed implementata nel 2014 in alternativa alla trascrizione Internazionale dell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA), già in parte utilizzato prima di allora e per fornire un metodo semplice, facile da imparare e coerente per rappresentare sia i suoni umani di beatbox che i beat o pattern utilizzando caratteri ordinari su una tastiera inglese standard da PC (US / UK). 

Come per altre discipline musicali, qualche forma di notazione musicale o di trascrizione può talvolta essere utile per descrivere modelli o performance di Beatbox. Talvolta ciò assume la forma di approssimazioni fonetiche ad hoc, ma è talvolta più formale. In uno studio di ricerca pubblicato nel 2013 e basato su un’immagine RMI in tempo reale di un Beatboxer, gli autori propongono un sistema di notazione che combina l’alfabeto fonetico internazionale con la notazione musicale, in parte motivata dalla loro osservazione che molti suoni del Beatboxing possono essere adeguatamente rappresentati dall’IPA. 

Questo tipo di notazione musicale è stato attentamente progettato per essere utilizzabile da un pubblico internazionale, combinando tipografia e fonetica per utilizzare le forme delle lettere come immagini dei loro suoni e dove l’ordine delle lettere viene utilizzato per descrivere il ritmo. L’alfabeto inglese è stato scelto perché le forme delle lettere corrispondono alla loro classe di suono, ad esempio i suoni B, D e P sono tutti simili. 

L’SBN non permette di scrivere ogni suono o routine di Beatbox nel mondo ed è da intendere come un aiuto semplice per imparare, ricordare e discutere di suoni di Beatbox e pattern di beat. Inoltre non può essere utilizzato per scrivere una melodia o una linea di basso poichè per questo sarebbe necessario utilizzare la notazione musicale classica o una registrazione audio in presa diretta.

Beatboxology

Una grande novità ed un nuovo intelligente metodo di trascrizione dei suoni di Beatbox viene sviluppato a partire dal 2016 e vedendo la luce nel 2020 dall’iconico pioniere Gavin Tyte. Beatboxology (www.beatboxology.com) infatti è un innovativo approccio che tramite l’utilizzo di icone grafiche descrive attraverso video privi di spiegazioni verbali le varie modalità per riprodurre un determinato suono all’interno dell’app educativa BZZKTT (www.bzzktt).
Le icone, chiamate Iconophonics, rappresentano le parti anatomiche che compongono la bocca facilitandone la comprensione, l’assimilazione e la riproduzione dei suoni permettendo anche la scrittura di parti più complesse.

Sono stati identificati 16 (sedici) punti all’interno della bocca utilizzati dall’essere umano per la riproduzione di suoni, rappresentati all’interno di un diagramma che permette il facile riconoscimento della parte in questione: labbra, denti e così via.
Gli Iconophonics si dividono in:
– I generatori (Labiodentali, fricative, consonanti occlusive o esplosive/percussive): descrivono la modalità in cui viene generato il singolo suono;
– Stop: ovvero parti della bocca che rimangono a contatto tra loro;
– Vocals: mostrano se il suono è vocalizzato;
– Effettore: descrivono il modo in cui viene modellato il suono;

I suoni esplosivi o prodotti da consonanti occlusive sono prodotti attraverso l’interruzione e il rilascio improvviso di due o più parti anatomiche della bocca e includono le lettere inglesi D, T, B, K e P.
Un suono bilabiale o labiodentale come il kick (B o P) verrà ad esempio prodotto attraverso la compressione del labbro superiore e inferiore che fermeranno e rilasceranno improvvisamente l’aria, saranno per questo rappresentati tramite l’icona di due parti anatomiche in contatto (in questo caso le labbra).
I suoni fricativi invece, tra cui S, SH, F e H, sono suoni ripetuti in continuità attraverso la pressione dell’aria tra due o più parti della bocca e saranno rappresentati nelle icone con due parti leggermente distaccate tra loro.
I suoni percussivi sono invece creati sbattendo tra loro due parti della bocca coinvolgendo la parte sublinguale, per questo sono prodotti in netta minoranza rispetto agli altri e saranno rappresentati nelle icone come un piccolo cerchio sovrapposto alle due parti in contatto.
Gli stops sono suoni in cui durante la riproduzione di essi, due o più parti della bocca rimangono in contatto per tutta la durata del suono stesso come succede con la lettera M e saranno rappresentate da una linea di collegamento tra le due parti in contatto. In aggiunta ad uno stops potrebbe verificarsi una vocalizzazione del suono che nelle grafiche avrà una precisa indicazione sull’intonazione della stessa; High, medium, Low.
Infine esistono 5 (cinque) diversi tipi di effettori utili a segnalare la modellazione di un suono che potrebbe essere aspirato, inward o outward, forzato, trattenuto o oscillato.

Ricerca e Sperimentazione

Un primo esperimento condotto dal dottor MacGettigan che nel 2011 analizzò il cervello dell’allora campione UK 2009 Reeps One con l’MRI rivelò che il cervello stesso assimila il Beatbox come un vero e proprio linguaggio a se stante, permettendo con la pratica di interessare differenti zone occipitali e in maniera minore. 

Durante alcune ricerche del 2013, presso l’Università del South California’s – Signal Analysis and Interpretation Laboratory, un Beatboxer di LA venne sottoposto a scansione attraverso l’MRI (Magnetic Resonance Imaging) da un gruppo di ingegneri sonori e uno di linguisti al fine di studiare e comprendere i meccanismi paralinguistici coinvolti durante la loro performance. I risultati furono sorprendenti e quello che venne fuori è che un Beatboxer utilizza meccanismi paralinguistici e fonetici di origine alfabetica presenti nei più disparati linguaggi, anche quelli non parlati come ad esempio l’africano per la riproduzione di snare e click roll in particolare.

Sempre nel 2013 vennero effettuati alcuni esperimenti con delle sonde nasali su Kenny Muhammhad che misero ulteriormente in luce le zone della laringe interessate durante il Beatboxing.

Beatbox e Disturbo dell’Attenzione

Nel 2014 Reeps One debuttò con la sua prima grande mostra “Attention. Deficit. Disorder” alla London Newcastle Gallery di Shoreditch, esplorando i benefici dei processi mentali tradizionalmente associati con l’ADD ovvero il disturbo dell’attenzione. Le installazioni multimediali e multi-sensoriali di Yeff contestavano nozioni negative di “sovrastimolazione”, mostrando esempi dei suoi elaborati lavori su tela. I labirintici pezzi illustrativi di Reeps sovvertono costantemente le idee del caos attraverso raffigurazioni di elevato livello di complessità e flusso cognitivo acuto. Sempre lo stesso anno humanbeatboox.com pubblicò un interessante guida animata delle descrizioni e termini fonetici utilizzate nel beatbox, partendo dal presupposto che per la creazione dei suoni l’aria viene rilasciata o forzata verso l’interno ed esterno (questo non è specificato dalla guida) facendola passare attraverso alcune parti della bocca come labbra, denti, lingua, alveoli, palato duro, palato molle, ugola, faringe, epiglottide e corde vocali.

Beatbox Contro il Bullismo

Richard Crout, noto nel mondo Hip Hop con lo pseudonimo di DECM Beats è il fondatore di “Beatbox Battle 2 Beat Bullies”, un programma basato sul beatboxing come mezzo di unione e dialogo, destinato a sensibilizzare il pubblico sul bullismo nelle scuole pubbliche. Ha percorso una strada tortuosa, iniziando la sua carriera come rapper, diventando testimone di Geova, lasciando l’organizzazione e poi procedendo con la creazione di questo programma con l’auspicio di un cambiamento positivo.
Secondo alcuni studi condotti dal governo degli Stati Uniti, il 77% degli studenti ha ammesso di esser stato vittima o di aver subito atti di bullismo durante il percorso scolastico e sono sempre più noti episodi di suicidi o tentati suicidi da parte di molti bambini ed adolescenti vittime di cyber bullismo.
DECM dichiara che fortunatamente il beatbox è uno strumento incredibilmente efficace per il cambiamento positivo e che “Non importa quanto tu sia bravo o scarso, chiunque lo conosca o lo ascolti, lo ama. È divertente ed è incredibilmente positivo. È musica “.

Beatbox ad Harvard

Nel 2015 la prestigiosa Università di Harvard organizzò un workshop sul beatbox con ospiti i registi del film “American Beatboxer”, Pepouni il proprietario del maggiore canale Youtube (100000ca click) dedicato alla disciplina e i campioni Dharni e Alem. L’anno successivo Reeps One, la leggenda inglese, fu invitato come artista per un’intera settimana a tenere corsi, parlare di beatboxing e fonetica, presentare il suo concetto di “Tree of Sound” per cui è possibile da un suono finale scomporlo ai suoni di origine e viceversa.

Tom Thum’s “Live from the Larynx”

Attualmente sono in corso alcune sperimentazioni che coinvolgono il poliedrico Beatboxer australiano Tom Thum, capace di suoni iper realistici come trombe e vocal scratch, per una serie chiamata “Live from the Larinx” disponibile sul suo canale YouTube. Il Beatboxer seguito da esperti professionisti linguisti e medici, attraverso l’utilizzo di diverse tecnologie mediche tra cui sonde e MRI stanno approfondendo ulteriormente le precedenti ricerche condotte in passato su altri Beatboxer. I risultati delle ricerche svolte sono da poco state presentate da Tom e il suo staff presso il prestigioso palco del TEDx.

Lightship

Lightship è il progetto nato dall’unione della due volte campionessa mondiale Kaila Mullady e il campione americano Mark martin. L’idea, sviluppata unendo le numerose esperienze accumulate dai due artisti nell’arco di una decade, è quella che il Beatboxing possa essere la chiave di svolta per ognuno per giungere alla scoperta del potere della propria voce e acquisire sicurezza in se stessi e migliorare il proprio rapporto con il mondo e la società che lo abita.
Dalla sua nascita il progetto è stato presentato in numerose assemblee e seminari promuovendo la cultura, la scrittura, la ricerca della voce e l’anti bullismo. Il lavoro svolto utilizzando il Beatboxing come strumento per la logopedia ha inoltre portato la coppia ad una prestigiosa partnership con la New York University, che ha riunito studenti di varie discipline in una classe specifica per la progettazione e costruzione di strumenti per studenti non vedenti e portatori di handicap. Restituire alle comunità è parte integrante del processo creativo e filosofico del progetto Lightship e questo ha motivato i due a prendere in mano l’organizzazione e gestione degli American Beatbox Championships nel 2016.